10 Mar

Non è l’Amore a smuovere il tutto cosmico

Avete mai pensato a quale sia , in realtà, la domanda che ogni essere umano dalle Alpi alle Ande,incosciamente,vorrebbe che gli ponessero, per strada, negli incontri fortuiti,sul cesso,mentre si dirige come un bradipo al lavoro o a scuola,mentre si rade,durante l’estirpazione del pelo lasciato a coltivare manco fosse la più grande piantagione di cotone del Mississipi,prima di un briefing o di un coffe break,prima di un chupa dance,tra una sigaretta e uno sguardo di profondo autocompiacimento?e soprattutto,avete mai pensato che vorremmo che tale domanda fosse posta da chiunque,dalla cassiera dell’eurospin con le unghie fucsia/leopardate, lunghe quanto un ramo di ulivo secolare, che approccia una mini conversazione lunga un rullo di prodotti, dai salvaslip ai cereali muesli con nocciole e cioccolato in offerta, (che poi, a pensarci seriamente,le cassiere sono le vere guardiane dei nostri segreti più intimi,attente osservatrici di ciò che compriamo e quindi del nostro mondo,secondo il detto:dimmi che spesa fai e ti dirò chi sei),all’amica conosciuta da qualche mese con cui scambi effusioni d’amore letterario, scrivendole tesoro,amore,patatina,piccolina,bambolina, declinato nei vari diminuitivi delle stesse?
Dopo attente e dolorose ricerche, condite da riflessioni personali e statistiche ufficiali,sono qui,pronta a donarvi il calice del Santo Graal della conoscenza umana,metto a disposizione di voi tutti e delle generazioni future il vero motore dell’umanità,tutto ciò a cui l’universo obbedisce, poiché poveretti sono coloro i quali pensavano,ottusamente,che fosse l’Amore a smuovere il tutto cosmico.
La domanda cui tutti bramiamo è: Ma ti sei dimagrita/o???,
accompagnata da uno sguardo da triglia all’acqua pazza,dal tono di voce alla Tina Cipollari, unito a una gesticolazione alla Giorgio Strehler.
Trascorsi i 10 secondi in cui viene posta la suddetta,sarai in grado di vedere le stelle a mezzogiorno,l’autunno diverrà primavera e le marmotte confezioneranno la cioccolata.
E poco importa se la passata domenica, il pranzo dalla nonna avrebbe potuto sfamare il Burundi e il Congo intero,che con solo gli antipasti ingurgitati nella durata di una pubblicità mediaset,potresti smettere di cibarti fino al nuovo millennium bag,che la frutta, no diamine,è troppo pesante prima di un bignè farcito con crema chantilly del caro amico Citiso, Dio lo abbia in gloria,mentre le mani profumano ancora di polpette fritte. E ti convinci che tua nonna abbia ragione, quella santa di una donna, in fondo sono solo verdure e poi, quando è domenica le diete vanno in pensione, morte, seppellite, insieme al tuo fegato e alla tua coerenza. Ma c’è sempre il lunedì, il Godot della dignità umana,l’emblema della lotta impari tra privazione e abbondanza, tra Nord e Sud, perchè sì,gridiamolo al mondo,questo maledetto lunedì su al norde è solo un normale giorno della settimana che viene dopo la domenica, in cui riprendono le normali attività lavorative, in cui si ordinano le insalatine con pane integrale, al massimo ai 18 cereali, condite da un cucchiaino di olio evo e limone astringente.
Quella domanda spalanca finestre sul mare dell’ipocrisia,apre cassetti di sogni infranti,genera mitomani e illusi o frustrazioni latenti.
8 volte su 10 chi vi pone questa domanda vi sta prendendo pè o culo, sta giocando con i vostri più profondi sentimenti,sta accoltellandovi alle spalle.
9 volte su 10, non interessa neppure la risposta.
Perchè, eddaje, che vuoi che ti risponda?
Potrei elencarti le ultime 100 diete degli ultimi 15 giorni, prima del tuo meraviglioso incontro. Potrei suggerirti di provare, data la palese riuscita:
la dieta del pompelmo (mia madre ancora non se ne fa una ragione e io rido a crepapelle ogni qualvolta veda quel frutto strano adagiato nel banco frutta, pensando alla sua espressione di stitichezza convulsa mentre si cibava di ciò, convinta che tutta quell’asprezza avrebbe potuto farla rassimogliare alla Schiffer),ma il pompelmo rosa mi raccomando, perchè il colore influisce tantissimo sull’organismo che ci parla e noi possiamo ascoltarlo;
la dieta delle ore, grazie alla quale potrai cibarti ogni ora attraverso l’assunzione di molecole;
la dieta ipnotica che ripristina il benessere emotivo, riuscendo a dialogare con la mia sfera emotiva, attivando una comunicazione diretta tra il portafogli e il terapista;
la dieta del monoalimento,in cui mangi sempre la stessa cosa. frigorifero o dispensa parleranno la stessa lingua,saranno abitati dallo stesso indigeno,l’unico sopravvissuto nella moria degli alimenti. potrai gustare ogni giorno, dalla prima colazione alla cena, uno squisito broccolo al posto del croissaint o della pizza il sabato sera;
la dieta dei cinque fattori, dove 5 è la parola chiave. Per cinque volte tu donna ti alimenterai con dolore, gustando 5 alimenti strategici e segreti e ti inginocchierai per rassodare i tuoi flaccidi glutei e le tue cadenti braccia;
la dieta delle principesse Disney, che esige un’alimentazione a base dei prodotti sponsorizzati durante la visione dei film, dalla mela rossa agli spaghetti con polpette;
la dieta del digiuno, in seguito alla quale ti ritroveranno a vagare per le strade assolate di Lecce, senza arte nè parte,senza più un’identità o, caso peggiore, fare la fine dei famosi dell’isola,nudo in una pasticceria o rosticceria,immerso nel sugo dei calzoni o nella crema dei pasticciotti.

isoladeifamosienzopaolotuechi

21 Gen

L’angolo della Benetton

L’angolo della Benetton

Per chi non fosse di Lecce,( ma Lecce Lecce? Sì di Lecce) l’angolo della Benetton è un luogo fisico e metafisico posto nel centro della città, il posto più noto ai piskelli che prima ancora di truccare il loro motorino, prima ancora di radere i propri capelli con a-variati-disegni nella speranza che qualcuno riesca ad interpretare la loro opera d’arte, àncoravano letteralmente le proprie membra in quell’angolo,nell’attesa di navigare per mari e oceani.

Circa un anno fa è calato il sipario su un pezzo di vita di ciascun leccese, si è oscurato il canale che trasmetteva programmi di amicizia e incontri, la luce ha lasciato il posto al buio delle vetrine vuote, la stazione radio M2o ha smesso di trapanare il cervello e solo il silenzio si ode mentre si giunge il quel luogo-non luogo. Per capire l’importanza del suddetto, provate a immaginare Luciano Onder senza i suoi scoop salutistici sulle emorroidi, Linus senza la sua coperta, cercate di appropriarvi della visione di un Fedez senza i tatuaggi del collo o un Carlo Conti senza la possibilità di ricevere i suoi raggi ultravioletti quotidiani. La chiusura del negozio ha totalmente sconvolto le nostra vite, rovesciato i parametri, trivellato i punti di riferimento di numerose generazioni. Dicono che siano molti i padri e le madri che continuano a fare la posta, dandosi il cambio al volante per sgranchirsi le gambe e ascoltare la voce della minzione, in cerca del loro amato figlio, il quale aveva espressamente riferito loro di poterlo prelevare come un pacco celere al solito posto, alla Benetton.

Quell’angolo è la scatola in soffitta piena di polvere che cerchi nei momenti in cui affondi il cucchiaio nella nutella o nel gelato da 1kg, è il risveglio dopo una notte brava, nel posto giusto con la persona giusta, è il simbolo della mia pubertà/adolescenza, è la storia di milioni di storie che mi riguardano e che appartengono alla mia generazione e non solo. L’angolo della Benetton è lo spartiacque, tra una vasca e l’altra, tra piazza Mazzini e piazza sant’Oronzo, è il camerino in cui ti prepari per la sfilata del sabato sera. E’ il limbo, come lo era quell’arco di tempo generazionale legato alle scuole medie, tra gli 11 e i 13 anni, in cui ci si sente grandi a convenienza, in cui i maschietti hanno iniziato a pensare con una mano, quasi sempre la stessa e le femminucce a percepire il potere del corpo.

3 anni di pura libidine inconsapevole, in cui la bruttezza si impossessa di ciascuno di noi, ci circuisce, ci rapisce e non vuole neppure il riscatto. Perché sì, tra gli 11 e i 13 anni si è brutti, ma brutti brutti brutti, oRendi direbbero a La Sapienza. Verdastri baffi verdi su gambe, minuscole protuberanze in fiore,un discutibile senso dell’estetica e peli, peli come se non ci fosse un domani. L’abuso(in gran segreto) di creme depilatorie compare come la più grande fortuna dei centri estetici attuali. L’essere teenager nella seconda metà degli anni ’90, diciamocelo, è stata una grande figata. Era sempre l’ora di educazione fisica. Un guardaroba pieno zeppo di tute acetate rigorosamente Adidas o ADADES per i meno abbienti che si rifornivano dalle bancarelle della chiazza il lunedì o venerdì mattina, e se non ne avevi neppure una, beh, eri proprio out e a nulla sarebbe servito  incontrare Enzo Miccio sulla via della perdizione. Qualche anno dopo il nuovo millennio, si seppe in giro che fosse stata messa una taglia su tutti i parrucchieri che tra il ‘95 e il ‘99 applicarono il taglio “fungo” ai capelli di tutte quelle farfalline e pisellini volanti. Nella seconda metà degli anni Novanta, si contano casi di funghite cronica in ogni famiglia. Almeno un componente su 4, godeva di quella particolare acconciatura. Ma a noi sembrava la cosa più fashion che potessimo sperimentare, insieme allo zainetto della Mandarina Duck che anche “spellato”,come le foderine giallognole dei libri che a fine estate ti costringevano a mettere sul sussidiario per proteggerlo dalle paure e dalle ipocondrie, era straordinariamente cool. Cccè te prego.

Tra gli 11 e i 13 anni, in quel purgatorio tra l’inferno della maturità che tu vuoi, fortissimamente vuoi e il paradiso dell’essere nella fase pre-adolescenziale cui è concesso praticamente tutto perché sòregazzini,hai in mano il potere, possiedi il tesssssoro,l’archengemma dei nani, l’ illusoria libertà di uscire il sabato sera o di andare a pranzo, rigorosamente a turno, a gruppi di 4 per entrare tutti nella stessa auto, in casa delle amichette per la pelle, del cuore, del sangue condiviso da una puntura di spillo e il per sempre è per sempre e non ci sarà mai fine al nostro amore di amiche che si amano di bene, tvukdbkkkkkdb.

Così, dalle 13.30 di ogni sabato, una mamma su 4 godeva dello stesso sguardo della Carfagna nel peggiore dei suoi periodi, ospitando gruppi di farfalline maleodoranti e affamate e pronte a sopperire  al loro obbligatorio silenzio in classe, in quei minuti che rendono aggregante un pranzo di famiglia. Era tipico che dopo un pranzo fuori, tornando a casa, scaricassi tutta la mia rabbia contro una madre che non usasse preparare i sofficini findus. Che poi sto sorriso era fasullo. Tutte le altre mamme sono brave, comprano la coca cola, la fanta e i sofficini. E allora perché non chiedi alle altre mamme di adottarti?

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Avrei rischiato la chiusura in un collegio non ben identificato ma sempre sfoderato come il peggiore dei mali che potesse capitarmi, se solo fossi stata una cattiva bambina.

Ma poi con chi tornate? E dove vi dobbiamo lasciare? E cosa mangiate? Il papà di Pinca ha detto che può portare a casa anche Pallina, tanto è di strada. Ci troviamo all’angolo della Benetton.

Prima di uscire non ci si preparava, ci si allestiva. Nel gruppo, ero sicuramente una tra le meno accessoriate di elementi superficiali a metà tra il collo e l’addome. All’epoca ci tenevo a mettere in mostra una mercanzia inesistente. Così, spalleggiata dalle mie amikexsempreforeverandever, si dava inizio all’allestimento. Chilogrammi di cotone come neve in Russia, come milioni di batuffoli strappati all’alcool denaturato e al deretano di qualche anziano signore, dimoravano senza un regolare contratto in un top cotonella color beigiolino, per non dire proprio cacchina di piccione, accuratamente posizionati sui minicapezzoli, la cui fisiologica e naturale crescita era paragonata ad un’ampia varietà di frutta secca, dalle noccioline alle noci. La make up artist di turno, quando non poteva usufruire in gran segreto dei trucchi della madre o delle sorelle maggiori, sfoderava l’ultimo gadget del Cioè, la Bibbia delle teenager degli anni 90. Dubbi? Perplessità? Timori? C’era Santo Cioè a cui rivolgersi. Stamattina, mentre inciampavo sulle scale, Rocco mi ha guardata. Capisci? Mi ha guardata. Ora che si fa? Avrei potuto partorire 9 mesi dopo per uno sguardo di tale entità? Rispondeva Cioè.

Cara Samantha…

cioè

…To be continued…

 

 

15 Gen

Prima puntata della serie: UN POSTO AL BUIO.

Passata la festa, gabbato lo santo.

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Tutti, almeno una volta nella vita, cadono tra le braccia della morte, attenta scrutratrice dei suoi figli. Solo pochi, risorgono dalle proprie ceneri.

La mia morte provocò fenomeni sonori e luminosi pari a quelli dei fuochi d’artificio che avrebbero acceso in onore del Santo, venerato per tre giorni nella mia città, a fine agosto.

L’avvio del primo razzo è sempre stato incerto. Girano leggende e punti Snai ambulanti, persino sul luogo dell’accensione. L’unica certezza resta il numero di serie che faranno esplodere. Ancora oggi ci sono intere famiglie sedute in auto, in attesa di un bis dell’ultima serie, sempre più folkloristica della prima. Non se ne fanno una ragione.

La mia morte, dicevamo, provocò sconcerto, sgomento,disapprovazione financo scandalo. Fredda, fredda come una morta viva lo sono sempre stata. Ma questa volta mia madre, toccando come era solita fare le estremità del mio corpo, si rese conto che ora, ero una morta realmente morta. Iniziarono ad arrivare le prime telefonate sulla veridicità del fatto. La catena di Sant’Antonio è infallibile.

Minchia, comu fazzu moi, sta frisciu le marangiane*, ca stasira quiddri olenu cu mangianu, poi ede propriu festa, le tradizioni tocca se rispettanu, puru pe li cristiani,sennò ce hannu dire, ca nu onoramu lu Santu nosciu? Vabbene, alla morta ne damu lu cambiu, tie spiccia cu cucini, ca poi me raggiungi.

La sfilata di zie e prozie sino alla terza generazione pareva la sagra del gusto e dei sapori di qualche paesello vicino, profumi e odori della tradizione e boccucce di rosa che cantano lamenti funebri. Battendosi il pugno chiuso sul petto, percosso e scosso da mani di donna del sud, si agitano e sventolano il fazzoletto bianco, urlano e dondolano, perché la morte non ha rispettato il giorno del Santo e ha preso con sé una fanciulla e piangono ridono urlano a comando, raccontando ai nuovi ospiti quanto mi avessero cresciuta. Così, nella terra del morso e del rimorso, non poteva mancare il fenomeno delle chiangimuerti, generazione 2.0.

Con aria sommessa, ma con padronanza del rito, si avvicinarono a mia madre, pregandola di vestirmi “a modo”, di coprire con strati di cotone plurimi e abbondandi quelle ossa sporgenti e poco rispettose della gggente che mi avrebbe osservata.  La gggente.

Lu cunsulu, la consolazione dei familiari del defunto, fu esilarante e paradossale. Ceste di vimini dalle più anziane e contenitori doppia funzione freezer-microonde dal designer fashion dalle più giovani, decoravano la casa. Pasta fresca, brodo con galletto sgozzato in casa, all’uertu, parmiggiana del giorno di festa del Santo, pasta al forno, rustici leccesi, pasticciotti leccesi, frutta fresca di fine estate.  Cupeta e mustaccioli di santo Oronzo , come a ricordare nuovamente quanto fastidio avessi dato, terminando la mia breve vita proprio in quel dì.

Gli uomini appartati fremevano come drogati in crisi d’astinenza. Si avvicinavano l’uno all’altro, gesticolavano nervosamente, bocche vicino agli orecchi chiedevano novità a chi godeva dell’auricolare, con smartphone furbescamente inserito nel taschino, per non dare nell’occhio.

fantozzi

Ancora nienzi. 11 fessa intra lu campu. Zero a zero. Che schifo, morti viventi, un insulto al colore della maglia. Ci era iou l’allenatore, li cacciava tutti. A zappare!

Dice ca anu fermatu la processione. Il don è indignato. Questa morte non ci voleva. Giungono giornalisti e presunti tali a intervistare il parroco della Chiesa matrice. Uomini e donne interrompe la messa in onda della registrazione della puntata in cui la tizia di nome Sharon, con la mutina, furiosa perchè insultata, decide di uscire dallo studio, perché Maria, qui non ce sto a famme prendere pe il culo da queste qua, e tu, tu Chanell, tu se la peggio de tutte.

La testata giornalistica di Mediaset decide di dare spazio a quanto successo nella città barocca, affinchè luce sia fatta nel buio della morte, in rispetto del Santo gabbato. Queste le motivazioni apparse sul sito di Uomini e Donne fansclub. Mara Venier, ingessata per l’ottantesima volta, invita il suo inviato ad andare sul campo, per essere sul pezzo, perché la Rai, radio televisione italiana,non è certo da meno. La notizia prima di tutto. Su facebook prendono vita autonomi gruppi di protesta e di sostegno- vicinanza alla famiglia in lutto. Diciamo No alle morti di magre, perché se le cercano, community e Dietro l’apparenza si nasconde un’anima. Anche per quelle magre, community.

Ho sentito dire che andava a danza. Dicono che mangiasse solo carote. Che poi, che ti aspetti da quel tipo di mondo? Poverine, mi fanno pena.

E poi, senza un padre. Dicono che l’abbia abbandonata. Ma NO, è lei che ha deciso di non vederlo. Che scostumata.

Tutti quegli anni buttata sui libri, a studiare, per quelle lauree che mo, guarda che fine fanno quelli laureati. Non c’è più religione, signora mia.

 Però che invidia, guardala, ce l’avessi io un fisico così.

M A I    PE   JABBU.Oronzo-Canà

NU TE FARE Jabbu* modo di dire salentino. Si augura che una determinata cosa non accada mai alla propria persona.

*melanzane fritte per parmiggiana

…to be continued…