12 Gen

Questioni di culo (parte seconda)

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Sono passati esattamente due mesi dall’espulsione dell’hobbit.

Allo stato attuale, dormo quasi tre/quattro ore di fila per notte, mi guardo allo specchio e inizio lentamente ad accettare quelle due mozzarelle santa lucia che dondolano sul mio corpo e si trasformano in sassi di acciaio inox se l’aliena decide di ritardare a sedersi alla mensa del signore, ho preso per mano il coraggio e ho prenotato una seduta di epilazione dall’estetista, ho pompato i missili e lasciato 120 ml in dotazione a mia madre da custodire in caso di bisogno dell’oro bianco,  affinchè potessi andare a farmi lavare i capelli da mani esperte per più di 5 minuti e senza l’angoscia di un pianto capriccioso appena venga aperta l’acqua.

Sono passati  due mesi e continuo a pensare che sia sempre una questione di culo.

Ed è così che esordisco quando la gggente mi chiede della mia esperienza.

E’ questione di culo se dopo lo sforzo, senti spuntare i più grossi grappoli di uva dal nome soave: emorroidi, che solo a sentirlo, quel nome, ti si rizzano i peli e preghi che tu non possa avere mai più escrezioni corporali naturali.

E’ questione di culo se la mia mamma non mi abbandona mai, perché è quando si diventa madri che una figlia ha più bisogno della sua di mamma e non c’è compagno/a o  amico/a  che possa sostituire colei che può aiutarti nel momento in cui credi di aver perso la tua dignità di donna.

E’ solo lei che può spogliarmi dolcemente, facendo attenzione,  come quando ero piccola e mi scappava la pipì per strada e ci si doveva fermare in qualche bagno pubblico e mi prendeva in braccio nonostante il peso, avendo cura di non farmi mai e assolutamente mai appoggiare le parti intime sul cesso, con le borse e i cappotti sui capelli e il pacchetto di fazzoletti stretto tra i denti, entrambe sudate come dopo una lezione di fitness.

E’ solo lei che può e deve infilarti nella doccia del bagno di un ospedale , dopo aver posizionato tappeti di traverse per terra e gli asciugamani sul termosifone e  sa come lavarti quelle parti che non hai il coraggio di vedere e toccare e poi asciugarle delicatamente, nonostante i lochi e la puzza di sangue.

E’ solo lei che può fare il tifo e gioisce quando riesci a far le puzzette e crea imbarazzo se lo chiede davanti agli ospiti, in una camera di ospedale. Perché sa che quella puzzetta è cosa buona e giusta.

Perché sa che i morsi uterini fanno male ma sono cosa buona e giusta se la bambina si attacca al seno e provoca fastidio. E sa anche che non devo aspettare di rientrare a casa per farmi mettere una supposta di glicerina e conosce il dolore insopportabile di una evacuazione con la patata cucita e l’ano costellato di emorroidi.  E potrà imballare quintali di ghiaccio secco con garze sterili e inserirle nel tunnel che conduce al mar Rosso.

E’ solo lei che può fare la voce grossa con le infermiere quando la mia di voce è troppo gentile e stupida o ingenua  per farmi portare una tachipirina 1000 per non crepare in silenzio ed è sempre lei che ti stringe la mano e ti sussurra nell’orecchio che un giorno, lontano, tutto questo verrà dimenticato, ma è ancora troppo presto e sciocco sperare di pensare alla “magia” di quei primi momenti vissuti da madre.

E’ solo lei che ha il diritto e il dovere di dirmi quanto sia brutta con quei capelli crespi e privi di forma, lasciati crescere senza cura, di quanto sia fondamentale restare donna, prima di essere madre, poiché non occorre annichilirsi e abbandonare la propria personalità e la propria femminilità per essere delle brave madri.

Anche quando la dedizione, il tempo, le lacrime e i sorrisi, le preoccupazioni , la cura e le gioie prenderanno sempre la stessa direzione, mi ricorderà che esistiamo e viviamo anche per le nostre personalissime passioni.

E’ sempre questione di culo…all’inizio, perché il culo va allenato costantemente per avere degli ottimi risultati.

Così, piccola mostriciattola mia, un giorno quando e se leggerai queste parole ,spero tu abbia intorno a te persone che il caso ha voluto tu incontrassi, ma che la costanza, l’impegno, la fiducia e soprattutto l’amore che si fa azione ti permetteranno di abbracciare proprio in quei momenti che nessun essere umano dovrebbe vivere da solo. E sì, è stato “culo” se nel giorno in cui sei venuta al mondo e in quelli successivi sia stata circondata da familiari ed amici, ma voglio che tu sappia che anche il più profondo e intimo dei legami come quello tra madre e figlia, tra sorelle, tra amanti e amici ha bisogno di ardere. Dovrai mettere sempre nuova legna per alimentare il fuoco della condivisione e della conoscenza pura e totale di chi ti ama, senza dare mai per scontato un rapporto.

Accetta gli inviti e fanne tu, ancor di più di quelli ricevuti.  Fa che la nostra casa sia il tuo rifugio ma anche un formidabile punto di incontro, caldo e accogliente per tutti i tuoi amici. L’amicizia e l’amore non conoscono la stanchezza.

Così, piccola mostriciattola mia, se un giorno deciderai di diventare madre, il mio augurio più grande ad entrambe è quello di poter avere un pizzico di “culo” nell’eccezionalità dell’evento e tanti, tantissimi litigi, discussioni, abbracci, tirate di capelli, parole dolci e amare, silenzi assordanti e parole vuote ma anche dolci romanticherie che ci condurranno ovunque, insieme, così come la tua nonna ha insegnato a me e alle tue zie e spero che tu possa avere accanto un compagno o una compagna che ti stringerà la mano, soffrendo per te, nel silenzio più dolce che esista.

Allena sempre il tuo bellissimo e sodissimo culetto che il tuo papà massaggia delicatamente con l’olio dopo il bagnetto che adori.

Nella vita ce ne vuole tanto ma occorre avere lo sguardo allenato e il cuore pulsante e accogliente per non goderne da soli.